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Diacceto - Circolo ARCI - Dalle: 19:00


Visita Guidata al Castello di Ferrano

Ferrano - Castello di Ferrano - Dalle: 17:30


Segreti - Un percorso fotografico

Ferrano - Castello di Ferrano - Dalle: 16:00

Il capoluogo costituito da un agglomerato di case arroccato sull'altura che domina la Valle del Vicano, il cui centro l'antico Castello di Pelago, detto dei Conti Guidi, al cui interno si trova la Pieve di San Clemente del 1782 (restaurata nel 1970), la retrostante piazza Cavalcanti ed il castello vero e proprio, con le sue due cinte murarie e con il camminamento esterno che conduce alla cappella dei Caduti.

Interessante la via vicinale del Mulino, antico accesso al Castello, lungo il cui tragitto, ancora originale anche nella pavimentazione, si possono ammirare due torri di guardia del percorso.

La Piazza, antico mercatale, oggi Piazza Ghiberti, stata a lungo importante luogo di commercio fra Firenze e tutta l'area della Montagna Fiorentina, punto di contatto e di scambio con l'area geografica del Casentino.

In questa antica e ben conservata Piazza si possono ammirare i loggiati, la sede dell'antico mercatale, i palazzi e le case prospicienti.

Degni di nota sono Palazzo Ripi ed il signorile Palazzo Marchionni, di stile settecentesco.

Il Castello

L'esistenza del Castello di Pelago documentata sin dall'XI secolo.

In una prima fase fu probabilmente di propriet dei conti Guidi, feudatari di una larga parte della Toscana, per conto di loro vassalli; tuttavia gi dall'inizio XIII secolo ricordata l'appartenenza del complesso ai fratelli Ranieri e Astorre di Guidalotto da Pelago, capostipiti della dinastia dei Cattani Da Diacceto.

Morto l'ultimo discendente dei Cattani, il castello diviene di propriet della famiglia Bargiacchi di Firenze almeno fino al 1874; nel 1913 il palazzo ricordato come appartenete ad Eugenio Fazzini, ma gi nel 1920, a causa delle condizioni fatiscenti della struttura, viene rilevato dal Comune di Pelago che da avvio a consistenti interventi di restauro dai quali deriva l'odierno aspetto.

La struttura del castrum medievale comprende l'attuale palazzo, ex sede del Comune, la chiesa e la canonica di San Clemente nonch tutti gli edifici che si articolano intorno alla piazzetta circolare.

Si possono inoltre riscontrare tracce di una seconda cinta muraria riferibile alla seconda met del XIV secolo.

A questo stesso periodo risalgono anche alcuni interventi di ristrutturazione del palazzo, come ad esempio dimostrano i peducci in pietra serena ed i portali architravati tuttora nell'atrio.

Non chiaro quale fosse l'aspetto originario del Palazzo; dai documenti si evince che fosse presente un'unica torre, ma del disegno del 1615 di Scipione Ammirato sembra invece che la struttura si presentasse con due torri.

Gi nell '800, come dimostra l'incisione di Francesco Inghirami, il palazzo assume tuttavia l'aspetto di un casamento.

A seguito degli interventi di restauro del XX secolo il Palazzo caratterizzato da una facciata in stile rinascimentale.

Pieve di San Clemente

L'edificazione della Chiesa di San Clemente contestuale a quella del Castello di Pelago e risale pertanto all'XI secolo.

Gi menzionata nei documenti del '200, la chiesa acquisisce progressivamente importanza con l'aumento della popolazione del borgo al punto di essere elevata al rango di Pieve nel 1413.

L'aspetto originario della chiesa, che doveva essere in stile romanico, stato fortemente alterato nel corso dei secoli.

Si ricordano ad esempio i lavori all'interno della struttura risalenti al XVIII secolo commissionati dall'allora proprietario Giovanni Bargiacchi: viene rifatto l'altare maggiore con una costruzione in marmo policroma, si aggiunge una trabeazione con fregio all'altare della navata di destra, vengono costruiti lungo le navate due ulteriori altari con timpani mistilinei sorretti da colonnine ed oranti al centro da un fregio con ghirlande.

Ai lavori del 1823 sono riferibili invece la profilatura in bicromia dei pilastri, i medaglioni in stucco con i busti degli Apostoli addossati ad essi ed anche la realizzazione dell'affresco nel soffitto della navata centrale raffigurante San Clemente in gloria.

A causa delle ridotte dimensioni e della difficile accessibilit dell'edificio, la Chiesa di San Clemente stata sostituita come chiesa parrocchiale dalla Chiesa del Crocifisso, fondata dalla Compagnia della Visitazione sul finire del '500.

Attualmente in San Clemente ospitata la Raccolta di Arte Sacra del Comune di Pelago:
In senso orario a partire dalla navata sinistra:

  • San Tommaso d'Aquino e San Rocco, olio su tela. I due dipinti sono databili agli inizi del settecento ed attribuibili ad un pittore di scuola fiorentina. Entrambi provengono dalla Chiesa della Compagnia.
  • Ulisse Giocchi da Monte San Savino (1570-1631), Visitazione della Vergine, olio su tela. Il dipinto fu realizzato per l'altare maggiore della Chiesa della Compagnia. Il Giocchi si forma come artista nella tradizione vasariana, ma fin dalle opere giovanili dimostra una forte sensibilit per le novit di stile barocco e proprio a questa corrente stilistica riferibile anche l'opera di Pelago, probabilmente realizzata nel secondo decennio del '600, ovvero nel periodo in cui l'artista documentato attivo a Firenze e dintorni.
  • Maestro di Montefoscoli o Ristonchi, trittico raffigurante la Madonna con Bambino in trono (centro) tra i Santi Antonio Abate, Giorgio, Bartolomeo (sinistra), Gervasio (?), Giovanni Gualberto e Benedetto (destra), tempera su tavola e foglia d'oro. La tavola fu dipinta nella prima met del '400 ed era originariamente destinata alla Chiesa di San Giorgio a Ristonchi. L'anonimo pittore viene spesso indicato dalla critica come Maestro di Ristonchi proprio per via dell'opera in questione. Egli attivo nella prima met del XV secolo in un vasto territorio che spazia tra il Mugello, la Val di Pesa e la Lunigiana, e pu essere considerato erede della tradizione stilistica tardogotica che guarda a Lorenzo Monaco come punto di riferimento.
  • Sebastiano Mainardi (1474-1513), Nativit tra i Santi Francesco e Girolamo, tempera su tavola. Il Mainardi un pittore rinascimentale originario di San Gimignano. Egli attivo principalmente nella citt natale ed a Firenze dove collabora con la bottega del cognato Domenico Ghirlandaio, protagonista dello scenario artistico fiorentino del secondo '400. Si pu individuare la mano del Mainardi ad esempio nelle decorazioni delle Cappelle Sassetti e Tornabuoni, rispettivamente in Santa Trinita e Santa Maria Novella. Stilisticamente molto vicino alla maniera del Ghirlandaio al punto da rendere talvolta controversa l'attribuzione di alcune opere all'uno o all'altro pittore. Tra i suoi dipinti pi celebri si possono ricordare i tondi con Madonna con Bambino e angeli conservati al Louvre ed al Museo di Capodimonte. L'opera del museo di Pelago, databile sul finire del XV secolo, proviene dall'altare maggiore della chiesa di San Martino a Pagiano ed stata probabilmente commissionata dalla famiglia Doni.
  • Mattia Bolognini (1605-1667), Miracolo di Sant'Antonio da Padova, olio su tela. L'opera, firmata e datata 1647, raffigura Sant'Antonio nell'atto miracoloso di ricongiungere il piede tagliato alla gamba di un giovane. Accanto al Santo rappresentata una monaca agostiniana, probabilmente committente dell'opera, che difatti proviene dal Convento delle monache agostiniane di Montevarchi. Il dipinto arriva in San Clemente dopo un periodo di permanenza nella chiesa di Sant'Egidio a Ristonchi. Il Bolognini, nativo di Montevarchi, trascorse gran parte della sua vita a Siena e si form nella bottega di Rutilio Manetti, pittore molto sensibile al naturalismo caravaggesco.
  • Madonna dei Sette dolori, olio su tela. Il dipinto, attribuibile alla scuola fiorentina degli inizi del XVIII secolo, proviene da Sant'Egidio a Ristonchi; qui difatti presente un altare dedicato alla Madonna dei Sette dolori. In un documento del 1717 si fa riferimento al rifacimento dell'altare ed al collocamento si di esso di una nuova opera identificabile con quella qui presa in esame.
  • Altare con ciborio, marmi misti intarsiati. L'altare, di manifattura toscana, databile tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.
  • Paliotto d'altare in scagliola, datato 1695. Il paliotto proviene dall'Oratorio di San Niccol a Magnale ed stato portato in San Clemente nel 1965.
  • Madonna del Rosario tra i Santi Antonio Abate e Francesco, olio su tela. Il dipinto riferibile alla pittura fiorentina del XVII secolo.
  • Cristo Crocifisso, legno policromo. La scultura dai caratteri gotici di scuola toscana e databile nella seconda met del XIV secolo. Il crocifisso era inizialmente collocato nell'Oratorio della Vergine dei dolori, fondato da Faustina Calzolari.
  • Bottega di Jacopino del Conte, Madonna con il Bambino e San Giovannino, olio su tavola. Il dipinto si ispira evidentemente all'opera con medesimo soggetto realizzata da Jacopino del Conte ed attualmente conservata al Lowe Art Museum di Miami. E' databile nel quarto decennio del XVI secolo. L'opera fu trasferita in San Clemente dalla Chiesa del Crocifisso ma non certo che questa fosse la sua collocazione originaria.
  • Presentazione al Tempio, olio su tela. Databile sul finire del XVII secolo e riferibile ad un artista fiorentino, l'opera fu realizzata probabilmente per la Chiesa del Crocifisso.
  • Fonte battesimale in pietra serena con stemma dei Da Filicaia. Fu collocato in San Clemente nel 1824 e sembra provenire da Santa Lucia ad Altomena; fu infatti donato alla pieve dai conti Bardi-Serzelli, patroni di Santa Lucia. La cornice semicircolare e la conchiglia modellata nella lunetta sono databili nel XVII secolo, mentre la vasca e l'arco con lo stemma sono riferibili al secolo precedente.
  • Antonio e Filippo Tronci, Organo con mostra in legno intagliato, datato 1757 (iscrizione: "Antonius et Philuppus Tronci Pistorienses faciebant anno MDCCLVII"). Proveniente dal monastero di San Michele a Pistoia, fu acquistato nel 1811 dal Masini, parroco di San Clemente.
  • Fuga in Egitto, olio su tela. Dipinto realizzato da un anonimo pittore fiorentino agli inizi del XIX secolo per la Chiesa di San Clemente, dove gi ricordato nel 1824.
  • Otto Medaglioni con busti da Apostoli ed Evangelisti in stucco dipinto. Provengono dall'Oratorio del Crocifisso e sono addossati ai pilastri della navata. Eccetto due, rifatti nel 1950, i medaglioni risalgono a fine '600, inizio '700.
  • Iscrizione sepolcrale in pietra serena con stemma di Ser Azzo Davanzati e figli (iscrizione: "Sepulcrum Ser Azzi Davanzati de Pelago et filiorum"). Attualmente murata su un pilastro della navata destra, la lapide sormontava la tomba che i Davanzati, importante famiglia di notai di Pelago, possedevano in San Clemente sin dal 1366.
  • San Clemente in gloria, affresco realizzato in occasione dei lavori in chiesa del 1824. Si presenta attualmente in un cattivo stato di conservazione a causa delle evidenti ridipinture.

Oratorio del Crocifisso

L'oratorio fu fondato dalla Compagnia della Visitazione di Maria Vergine ed un primo edificio religioso, nella medesima posizione di quello attuale, ricordato gi a partire dalla seconda met del XVI secolo.

All'interno della chiesa erano presenti all'epoca il dipinto raffigurante la Visitazione, ed un Crocifisso ligneo riferibile alla prima met del XV secolo, oggetto di grande devozione da parte della popolazione locale, oggi entrambi conservati nel Museo di Arte Sacra.

Nel secondo decennio del '600 si decise di ampliare la struttura e di riorganizzarne lo spazio interno; oltre all'altare maggiore dedicato alla Visitazione di Maria, ne vennero eretti un secondo dedicato a Sant'Antonio da Padova, adornato con la tavola d'altare di Mattia Bolognini raffigurante Miracolo di Sant'Antonio da Padova, ed un terzo che ospitava il Crocifisso ligneo.

In questi stessi anni venne anche costruita la loggia antistante alla chiesa.

E' documentata nella seconda met del XVIII secolo una seconda campagna di lavori, che vide l'allungamento della chiesa ed il conseguente arretramento dell'altare maggiore, nonch la costruzione della finestra in facciata.

La chiesa sub gravi danni nel corso della seconda guerra mondiale, richiedendo notevoli interventi di ristrutturazione dai quali deriva l'aspetto attuale.

Villa/Fattoria di Travignoli

La fattoria di Travignoli apparteneva in origine alla famiglia Lotti, la cui ultima discendente, la vedova Ailoisia, la lasci in eredit all'Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova nel 1473.

Da fonti dell'epoca sappiamo che il complesso era costituito da una colombaia, dal frantoio, dalla tinaia, dalla stalla e da una casa padronale con oratorio annesso all'interno della quale erano ricordate varie opere d'arte ora perdute (in base a inventari del '7-'800 vi erano dipinti sacri, paesaggi e nature morte).

Con la cessione della fattoria a privati nel XIX secolo avvenuta una completa trasformazione in villa patronale.

A testimonianza del passato rimangono alcuni stemmi in pietra dell'Ospedale e delle famiglie degli spedalinghi.

Testo a cura di Deborah Tini


gioved 17 ottobre 2019


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